www.greciaroma.com

BELLEROFONTE: MISSION IMPOSSIBLE

Sai Dimitri, quando si cerca un eroe, bisogna partire dalla cosa di cui ogni eroe ha bisogno: un cattivo. Per questo, cercando il nostro eroe Bellerofonte, abbiamo creato un mostro: Chimera.

Da Mission Impossible II (2000) di John Woo, con Tom Cruise

Bellorofonte contro la Chimera
Bellorofonte contro la Chimera

Una milf troppo appiccicosa

Bellerofonte era figlio di Glauco, re di Corinto e nipote di Sisifo. In seguito a un omicidio non premeditato, Bellerofonte fuggì a Tirinto, dove fu accolto gentilmente dal re Preto, che lo purificò dal suo crimine.

Antea (o Stenebea secondo altri), la moglie di Preto, rimase così affascinata dall’avvenente giovane che se ne innamorò; ma Bellerofonte non ricambiò la sua passione e lei, per vendicarsi, lo calunniò presso il re con un grossolano travisamento dei fatti: in pratica accusò il giovane di aver tentato di sedurla.

Il primo impulso di Preto, quando fu informato della condotta di Bellerofonte, fu quello di ucciderlo; ma egli si era talmente affezionato al suo ospite, quel giovane dai modi così gentili ed affascinanti, che non se la sentiva davvero togliergli la vita con le proprie mani.

Non posso ucciderlo…fallo tu per me!

Perciò lo inviò a suo suocero, Iobate, re di Licia, con una sorta di lettera o tavoletta che conteneva delle misteriose istruzioni, indicando in essa il suo desiderio che il latore della missiva fosse messo a morte.

Ma gli dèi vegliavano sul giovane fedele e leale e ispirarono a Iobate, che era un principe amabile, dei sentimenti benevoli nei confronti del suo ospite.

Giudicando dal suo aspetto che fosse di nobili natali, lo intrattenne, secondo l’usanza ospitale dei Greci, nel modo più principesco per nove giorni, e solo la mattina del decimo gli chiese il nome e la sua missione.

Bellerofonte gli presentò la lettera affidatagli da Preto. Iobate, che si era molto affezionato al giovane, rimase inorridito dal suo contenuto. Tuttavia, concluse che il re doveva avere delle buone ragioni per la sua richiesta e che probabilmente Bellerofonte aveva commesso un crimine che meritava la morte.

Ma non sentendosela manco lui di uccidere il giovane che aveva imparato a stimare così tanto, decise di mandarlo a compiere delle imprese pericolose, nelle quali con ogni probabilità avrebbe perso la vita. Beh! Per fortuna che gli voleva bene…e che non se la sentiva di ammazzarlo!

La Chimera

Chimera di Arezzo, scultura in bronzo
Chimera di Arezzo, scultura in bronzo

Per prima cosa lo mandò a uccidere la Chimera, un mostro che in quel periodo stava devastando il paese. La parte anteriore del suo corpo era quella di un leone, quella centrale di una capra e quella posteriore di un drago, mentre dalle sue fauci uscivano fiamme di fuoco.

Prima di intraprendere questo difficile compito, Bellerofonte invocò la protezione degli dei, che in risposta alla sua preghiera inviarono in suo aiuto il cavallo alato immortale Pegaso, figlio di Poseidone e Medusa. Ma l’animale divino non volle lasciarsi catturare e alla fine, stremato dalle sue infruttuose fatiche, Bellerofonte cadde in un sonno profondo accanto alla sacra fonte di Pirene.

Qui Atena gli apparve in sogno e gli mostrò una briglia magica per catturare il destriero divino. Al risveglio Bellerofonte allungò istintivamente la mano per afferrare qualcosa, quando, con suo grande stupore, trovò accanto a sé proprio la briglia del suo sogno, mentre Pegaso stava tranquillamente bevendo alla fonte lì vicino.

Afferrandolo per la criniera, Bellerofonte gettò la briglia sulla testa del destriero e riuscì a montarlo senza ulteriori difficoltà; poi, alzandosi in volo con lui, uccise la Chimera con le sue frecce.

Bellerofonte e Pegaso

UntitledImage
Bellerofonte e Pegaso

Iobate lo inviò poi in una spedizione contro i Solimi, una feroce tribù vicina con cui era in guerra. Bellerofonte riuscì a sconfiggerli e fu poi inviato contro le temutissime Amazzoni; anche questa volta, con grande stupore di Iobate, l’eroe tornò nuovamente vittorioso.

Infine, Iobate mise in agguato alcuni dei più coraggiosi Lici allo scopo di sopprimere l’eroe, ma nessuno di essi tornò vivo dall’impresa, perché Bellerofonte si difese coraggiosamente e li uccise tutti.

“O ha una fortuna sfacciata o è benvoluto dagli dèi!”

Convinto infine che Bellerofonte, lungi dal meritare la morte, fosse invece il favorito degli dèi, che lo avevano evidentemente protetto durante le sue pericolose imprese, il re cessò le sue persecuzioni nei suoi confronti.

Iobate lo associò con sé nel regno e gli diede in sposa la propria figlia. Ma Bellerofonte, raggiunto l’apice della prosperità terrena, cominciò a riempirsi di orgoglio e di vanità e incorse nel disappunto degli dèi, cercando perfino di salire fino al cielo sul suo cavallo alato, allo scopo di appagare la sua sete di avventure e gloria.

Punizione divina

Zeus lo punì per la sua empietà mandando un tafano a pungere il cavallo, il quale si agitò a tal punto da scagliare via il suo cavaliere, che precipitò a terra. Colmo di rimorso per aver offeso gli dei, Bellerofonte cadde in preda alla più profonda tristezza e vagò per il resto della sua vita nei luoghi più solitari e desolati.

Dopo la morte fu onorato a Corinto come un eroe e gli fu eretto un altare nel boschetto di Poseidone.

E la milf?

Già, che fine ha fatto Antea? Sì, la moglie di Preto, che accesa dalla passione per il bello e giovane Bellerofonte, che l’aveva respinta, aveva pensato bene di accusarlo di averle fatto delle avances?

Si racconta che Bellerofonte, diventato re della Licia, tornò a Tirinto sul suo Pegaso e non appena Antea o Stenebea lo rivide, ecco che si riaccese l’antica fiamma per lui, anche più forte di prima.

Allora Bellerofonte finse di assecondarla e la invitò a salire con lui sul cavallo alato, come un principe azzurro che la stesse per portare nel suo castello fatato.

Ma invece, lungo la strada, all’improvviso il giovane buttò giù in mare quella scocciatrice senza tanti complimenti. Alcuni giorni dopo dei pescatori recuperarono il corpo della donna e lo portarono a Tirinto.

POST CORRELATI

REA O OPSREA O OPS

Reia (greco: Ῥέα, trad.: Rhéa), nella mitologia greca, era una titanide, figlia di Urano e Gaia. Nella mitologia romana è identificata come Cibele, la Magna Mater. I dodici titani, figli