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PROMETEO E PANDORA

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Il termine Età dell'Oro (o le sue varianti) viene dalla mitologia greca ed è descritto ne "Le Opere e i Giorni" di Esiodo. Si riferisce al periodo più antico della mitologia greca, che divide l'evoluzione della specie umana in quattro o cinque periodi: Età dell'oro; L'età dell'argento; Età del bronzo; età eroica e Età del ferro. Era un'epoca ideale, o utopica, in cui l'umanità era pura e immortale, un periodo di pace, armonia, stabilità e prosperità. Secondo Esiodo, l'età dell'oro finì con l'apertura del vaso di Pandora.
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Prometeo

Esiodo, il più antico di tutti i poeti greci, racconta che il Titano Prometeo, figlio di Giapeto, aveva plasmato l’uomo dall’argilla e che Atena gli aveva infuso un’anima. Pieno d’amore per gli esseri che aveva chiamato all’esistenza, Prometeo decise di elevare le loro menti e migliorare la loro condizione in ogni modo; quindi insegnò ad essi l’astronomia, la matematica, l’alfabeto, come curare le malattie e l’arte della divinazione. Creò questa razza in un numero così grande, che gli dei cominciarono a vedere la necessità di istituire alcune leggi fisse riguardo ai sacrifici loro dovuti e al culto a cui si consideravano in diritto da parte dall’umanità, in cambio della protezione che accordavano loro. 

L’inganno

Fu quindi convocata un’assemblea a Mecone per dirimere questi punti. Fu deciso che Prometeo, come difensore e avvocato dell’uomo, uccidesse un bue, che doveva essere diviso in due parti uguali, e che gli dèi dovessero scegliere la parte che d’ora in poi, in tutti i futuri sacrifici, avrebbe dovuto essere riservata loro. Prometeo divise così il bue in una parte che era costituita dalle ossa (che naturalmente costituivano la porzione meno pregiata dell’animale), nascoste ad arte dal grasso bianco; mentre l’altra conteneva tutte le parti commestibili, che ricoprì con della pelle, e sopra tutto vi depose lo stomaco.

Zeus, fingendosi ingannato, scelse il mucchio di ossa, ma poiché poi si rese conto di quanto Prometeo fosse stato insolente nell’usare quello stratagemma, egli si arrabbiò a tal punto per lo smacco subito, che si vendicò rifiutando ai mortali il dono del fuoco. Prometeo, tuttavia, decise di sfidare l’ira del grande sovrano dell‘Olimpo, e di ottenere dal cielo la scintilla vitale così necessaria per l’ulteriore progresso e conforto del genere umano. Di conseguenza riuscì a rubare alcune fiamme dal carro del sole, che condusse a terra nascoste in un tubo cavo. Furioso per essere stato nuovamente ingannato, Zeus decise di vendicarsi prima dell’umanità e poi di Prometeo. Per punire il primo ordinò a Efesto (Vulcano) di plasmare una bella donna con l’argilla, e decise che attraverso di lei dovessero essere portati nel mondo i guai e la miseria.

 Pandora, incisione originale in miniatura di Frederick Stuart Church, pubblicata dalla The Riverside Press per l'Hawthorne Portfolio nel 1884.
Pandora, incisione originale in miniatura di Frederick Stuart Church, pubblicata dalla The Riverside Press per l'Hawthorne Portfolio nel 1884

 

Pandora: la prima donna

Gli Dèi furono così affascinati dalla graziosa ed artistica creazione di Efesto, che tutti decisero di dotarla di qualche dono speciale. Hermes (Mercurio) le diede una lingua fluente e persuasiva, Afrodite le diede la bellezza e l’arte di piacere; le Grazie la resero affascinante e Atena (Minerva) la dotò del possesso delle capacità femminili. Questa prima donna si chiamava Pandora, che significa onnipotente, avendo ricevuto ogni attributo necessario per renderla affascinante e irresistibile. Così ben formata e dotata, questa squisita creatura, vestita dalle Grazie e coronata di fiori dalle stagioni, fu condotta alla casa di Epimeteo, fratello di Prometeo, da Hermes il messaggero degli dèi. Ora, Epimeteo era stato sì avvertito da Prometeo di non accettare alcun dono dagli dèi, ma egli rimase così affascinato da quell’essere così bello, apparsogli davanti all’improvviso, che lo accolse subito a casa sua e ne fece la propria sposa. Non passò molto tempo, tuttavia, prima che avrebbe avuto motivo di rimpiangere questa sua debolezza.

Il vaso di Pandora

Egli era infatti in possesso di un vaso di rara fattura, contenente tutte le benedizioni riservate dagli dei all’umanità, che gli era stato espressamente proibito di aprire. Ma la proverbiale curiosità della donna non poteva resistere a una tentazione così grande, e dunque Pandora decise di scoprire il mistero del contenuto di quel recipiente ad ogni costo. Rimasta sola, colse l’occasione che aspettava e sollevò il coperchio: immediatamente tutte le benedizioni che gli dèi avevano così riservato all’umanità presero il volo, come uccelli liberati dalla gabbia, e si dispersero lontano per sempre. 

Ma non tutto era perduto. Proprio mentre la Speranza (che giaceva in fondo) stava per scappare, Pandora chiuse frettolosamente il coperchio della giara, e così conservò all’uomo quel conforto infallibile che lo aiuta a sopportare con coraggio i molti mali che lo assalgono.

Prometeo incatenato e poi liberato

Dopo aver punito l’umanità, Zeus decise di vendicarsi di Prometeo. Di conseguenza lo incatenò a una roccia nel monte Caucaso e mandò ogni giorno un’aquila a rosicchiargli il fegato, che ogni notte ricresceva pronto per nuovi tormenti. Per trent’anni Prometeo sopportò questo terribile castigo; ma alla fine Zeus cedette e permise a suo figlio Eracle (Ercole) di uccidere l’aquila, e il sofferente fu così liberato.

 

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