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NUMINA, LARES E PENATI


I Numina, divinità italiche delle origini

Gli dei italici più antichi erano i Numina, plurale del nome latino Numen che significa divinità o potere divino. I Numina erano molti di meno rispetto alle divinità greche, e in realtà erano più delle forze spirituali: non possedevano personalità, genere o altro attributo antropomorfico. Dal momento che non avevano corpi, non potevano fare tutti i loro comodi come gli dei greci: quindi niente sesso, niente abbuffate e nessuna partecipazione alla guerra. I romani non avevano molte leggende da raccontare su di loro. I Numina custodivano tutto: i valichi e i confini della città, erano entità che vegliavano sulla pioggia, sul vento e sui focolari domestici e le forze che portavano la fortuna o la sventura.

Illustrazione di una statua di Sancus rinvenuta nel Santuario dei Sabini al Quirinale. Sanco Semone era un Dio di origine sabina, protettore dei giuramenti, dei voti nuziali, dell'ospitalità, della legge e del commercio
Illustrazione di una statua di Sancus rinvenuta nel Santuario dei Sabini al Quirinale. Sanco Semone era un Dio di origine sabina, protettore dei giuramenti, dei voti nuziali, dell’ospitalità, della legge e del commercio

Lari e Penati

Erano entità peculiarie della religione dei romani. Ogni famiglia doveva essere sotto la protezione di un Lar e di diversi Penati, la cui presenza era simboleggiata da immagini sotto forma di un giovane che indossava una tunica corta, cinta in vita, teneva in mano un corno dell’abbondanza e un patera o piatto circolare, nell’altro. Tali immagini dei Lari e dei Penati erano conservate in una parte particolare della casa chiamata Laiarium, dove ricevevano continue offerte di incenso e libagioni e venivano addobbate con ghirlande di violette e rosmarino. Quando uno schiavo otteneva la libertà, era usanza che il suo ex padrone appendesse una catena alle figure dei suoi Lares. Quando un giovane lasciava il tetto paterno recitava questa formula: “Voi Penati dei miei padri, e tu, Lar, padre della nostra famiglia, vi affido i miei genitori, affinché li proteggiate. Io, altri Penati e un altro Lar devo ora cercare.” 

C’erano anche i Lares pubblici, gli spiriti protettori di interi stati e città. Di questi ce n’erano originariamente due a Roma, e poi tre, – essendo stato aggiunto come terzo lo spirito di Giulio Cesare; poiché i Lari erano considerati gli spiriti dei defunti che continuavano a vegliare e influenzare i vivi. Gli altri due, tuttavia, erano talvolta considerati figli di Mercurio e di una ninfa chiamata Lara. Statue e templi furono eretti in loro onore. Sacrifici e preghiere per la salvezza dello Stato venivano offerti sui loro altari, che in primavera e in estate erano spesso ornati di fiori. Erano protettori delle strade e dei viandanti, e in questa veste avevano l’onore di una festa chiamata Compitalia, che veniva celebrata ogni anno presso i crocevia, pochi giorni dopo i Saturnali, e consisteva in un banchetto con dei dolci e sacrifici, la cerimonia era condotto da schiavi. Ai Lari che proteggevano i campi venivano offerti sacrifici di agnelli, vitelli e maiali.

Si credeva che i Geni delle brave persone diventassero dopo la loro morte Lares gentili, mentre i Genii dei malfattori diventassero Lemures o Larve, cioè spiriti maligni che vagavano per la terra affliggendo l’umanità con malattie per le quali non c’era rimedio se non un espiatorio sacrificio agli dei. Le persone che morivano senza espiazione per ogni torto commesso, venivano perseguite da queste larve nel mondo degli inferi.

Dii Manes

Altare dei Mani. Museo della Civiltà Romana
Altare dei Mani. Museo della Civiltà Romana

In generale, le anime dei defunti abitavano il regno delle ombre. I sopravvissuti, tuttavia, che credevano che le anime dei morti sostenessero un’esistenza più alta e più nobile, le consideravano esseri divini, chiamandole Dii Manes, offrivano loro sacrifici nelle tombe e credevano che fosse possibile richiamarle dall’oltretomba.

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