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L’ASCESA DI ZEUS – 6 – IL TRIONFO

< – Nelle puntate precedenti:
Zeus, figlio di Crono, fa inghiottire un’erba magica al padre il quale rigurgita i suoi fratelli e sorelle precedentemente divorati. Insieme, i giovani dei si ribellano al padre e lo sconfiggono. La guerra tra le due schiere di dei dura dieci anni e nessuna delle due parti riesce a prevalere. Prometeo, figlio di Giapeto e titano saggio, si schiera dalla parte di Zeus. Zeus libera i Centimani e i Ciclopi, creature mostruose ma potenti, dal Tartaro. Questi aiutano gli Olimpi nella guerra, donando loro armi formidabili. Con l’aiuto dei Centimani e dei Ciclopi, Zeus e gli Olimpi sconfiggono i Titani e li imprigionano nel Tartaro. Atlante, fratello di Prometeo, viene condannato a sorreggere il cielo sulle sue spalle. Zeus assume il controllo del cielo e della terra, mentre Ade e Poseidone ottengono rispettivamente il regno degli Inferi e il mare. Gea, madre dei Titani, non è soddisfatta della vittoria degli Olimpi e crea i Giganti per combatterli.
La guerra degli dei e dei giganti. Da un dipinto dell'artista tedesco contemporaneo Hermann Prell
La guerra degli dei e dei giganti. Da un dipinto dell’artista tedesco contemporaneo Hermann Prell

La battaglia

A questi e ai loro fratelliEncelado, Pallade, Clito, Polibote, Ippolito e altri – si aggiunsero Otus ed Efialte, figli di Poseidone che, secondo Omero, crescevano di nove pollici ogni mese e che, a soli nove anni, avevano catturato il dio della guerra Marte e lo avevano tenuto prigioniero per più di un anno.

Ora l’oracolo rivelò agli dèi che i giganti potevano essere distrutti solo combattendo con un mortale. Gæa (la Terra) lo aveva appreso e cercò di rendere la sua progenie invulnerabile anche ai mortali grazie a delle erbe magiche.

Ma Zeus la anticipò: vietò all’Aurora, alla Luna e al Sole di brillare, tagliò le erbe medicinali con cui la Terra aveva intonacato la sua prole e mandò Atena a chiamare Eracle perché partecipasse al combattimento.

Questo selvaggio gruppo di Giganti attaccò allora gli Olimpi, scagliando contro il cielo grandi masse di roccia, tronchi d’albero intrecciati tra loro e marchi fiammeggianti. Ma la distanza era troppo grande perché potessero fare molti danni, così cercarono di scalare il cielo stesso. Quando i loro alberi legati insieme si rivelarono troppo corti, Otus ed Efialte fecero un altro tentativo: sconvolgendo il monte Ossa iniziarono a farlo rotolare verso il monte Olimpo, con l’intenzione di ammassarvi sopra l’alta cima del Pelio e raggiungere così i loro nemici.

La sconfitta dei Giganti

La caduta dei giganti, di Filipo Tagliolini (1745-1809)• MUSEO E REAL BOSCO DI CAPODIMONTE
La caduta dei giganti, di Filipo Tagliolini (1745-1809)• MUSEO E REAL BOSCO DI CAPODIMONTE

Allora Zeus si alzò nella sua maestà. Con un fulmine scagliò la montagna al suo posto, gli Olimpi si precipitarono tutti giù, cavalcando i venti, e seguì un’imponente battaglia che durò un giorno intero.

Eracle estrasse il suo grande arco mortifero e uccise Alcioneo con una freccia. Ma non appena toccò terra, si rialzò con nuova vita e forza. Allora la saggia Atena consigliò all’eroe di afferrare il mostro per i piedi e di trascinarlo fuori da Pallene, sua città natale. Egli lo fece e Alcioneo morì.

A questo punto Porfirione, in preda alla rabbia, scagliò l’isola di Delo contro Zeus e si avventò su Eracle ed Era. Mentre il gigante si aggrappava ai veli che avvolgevano la dea, questa gridò aiuto e la folgore di Zeus e la freccia di Eracle colpirono Porfirione contemporaneamente.

Per il resto, Apollo cavò l’occhio sinistro di Efialte ed Eracle il destro. Dioniso uccise Eurito con la sua bacchetta sacra, mentre Clito fu trafitto da Ecate o da Efesto con una pietra di ferro incandescente. Encelado fuggì attraverso il mare, ma Atena afferrò un grande triangolo di roccia e lo gettò su di lui; quando su di esso si formarono alberi e terra, fu chiamata l’isola di Sicilia.

Come canta l’eroe errante di Virgilio, Nell’Eneide:

Qui, mentre dalle fornaci di Etna la fiamma
scoppia, Encelado, si dice, giace,
bruciato dal fulmine. Mentre la sua struttura stanca
si sposta, Trinacria, tremante al grido
geme attraverso le sue coste e il fumo coinvolge il cielo.

Atena, terribile nel suo furore di battaglia, uccise e scorticò Pallade e mise la sua pelle sul proprio corpo mentre il combattimento durava, da cui il nome di Pallade Atena. Polibote, inseguito da Poseidone per il mare, giunse a Cos; qui il dio del mare strappò un pezzo dell’isola e lo seppellì sotto di essa, dove ora si trova Nisiros.

Ermes, nascosto dall’elmo di Ade, uccise Ippolito, mentre Artemide uccise Gration. Quindi le Parche eliminarono Agrio e Tione con mazze di bronzo. Gli altri Zeus li schiacciò con le saette ed Eracle li finì con le sue frecce mortali.

L’ultima carta da giocarsi: Tifone

Zeus che combatte Tifone, francobollo greco da un antico vaso calcidese a figure nere
Zeus che combatte Tifone, francobollo greco da un antico vaso calcidese a figure nere

Poi, in preda all’ira, la Terra generò il mostro più terribile che si fosse mai visto. Si chiamava Tifone, il più grande dei figli della Terra, mezzo uomo e mezzo animale: era umano fino ai lombi ed era così enorme che sovrastava le montagne, mentre la sua testa ]batteva contro le stelle. Le sue braccia tese si estendevano dall’alba al tramonto e cento teste di drago spuntavano dalle sue spalle. Al posto delle gambe si muoveva su vaste spire serpeggianti e fruscianti; tutto il suo corpo era piumato; i capelli setolosi fluttuavano nel vento dalla testa e dal mento e il fuoco gli sgorgava dagli occhi.

Un tale mostro era Tifone.

Scagliando ammassi di rocce verso il cielo, correva con sibili e urla, mentre una massa rossa di fiamme ribolliva dalla sua bocca.

Quando gli dèi lo videro caricare il cielo, fuggirono in Egitto, dove vagarono sotto forma di animali, inseguiti da lui.

Zeus scagliava saette finché era lontano. Quando si avvicinò, la falce di ferro del dio lo fece fuggire e Zeus lo inseguì fino al Caucaso che sovrasta la Siria. Lì lo raggiunse, coperto di ferite, e si unirono in un corpo a corpo.

La lotta

Tifone, Atene, Museo dell'Acropoli
Tifone, Atene, Museo dell’Acropoli

Ma Tifone lo trattenne, avvolgendo le sue membra serpeggianti intorno a lui, gli strappò la falce e, tagliando i tendini delle mani e dei piedi del dio, se lo caricò sulle spalle e lo portò attraverso il mare in Cilicia.

Qui, in una caverna, lo gettò a terra, mise via i tendini avvolti in una pelle d’orso e mise a guardia del dio indifeso Delphyne, una giovane donna-drago, metà umana e metà animale.

Ma l’astuto Ermes rubò i tendini e li sostituì di nascosto ai polsi e alle caviglie di Zeus. Allora Zeus si ricompose, gli tornarono i poteri di un tempo e salì al suo posto in cielo su un carro trainato da cavalli alati.

Di nuovo scagliò le sue saette su Tifone e inseguì il mostruoso gigante fino al monte Nysa, dove le Parche superarono il fuggitivo: infatti, persuaso da loro che in tal modo avrebbe ottenuto maggiori poteri, mangiò degli effimeri frutti velenosi.

Il Trionfo

Giove sull'Olimpo, figurina Liebig
Giove sull’Olimpo, figurina Liebig

Poi l’inseguimento si fece più furioso. Giunsero in Tracia, dove Tifone combatté con le intere cime dei monti Hamus; e quando questi gli furono scagliati contro dal Tonante, il suo sangue sgorgò su di essi, tanto che oggi questi sono chiamati “monti insanguinati”.

Infine, quando Tifone fu costretto a fuggire attraverso il mare di Sicilia, Zeus gli gettò addosso la torreggiante montagna di Etna e lo seppellì per sempre. Qui giace ancora, girandosi e gemendo a volte, mentre le fiamme divampano dai fulmini scagliati.

Da allora nessuno in cielo, in terra o negli inferi osò più contestare il dominio supremo di Zeus.

(Libera traduzione dall’inglese da A Book of Giants, Henry Wysham Lanier, 1922)

Nel prossimo episodio: – >
Zeus era il re degli dei, viveva tra le nuvole con altri dei come Afrodite, Atena e Poseidone. C’erano anche altri dei con poteri e ruoli diversi, come Ade, Ares, Ermes ed Efesto. Si credeva che gli dei potessero scendere sulla terra e interagire con gli umani. Prima di Zeus, i Titani governavano il mondo. Crono, il re dei Titani, era il padre di Zeus. Sotto il regno di Crono, c’era l’Età dell’Oro: pace, abbondanza, giovinezza eterna e felicità per tutti. Non c’era bisogno di lavorare, la natura forniva tutto il necessario. Gli uomini erano amici tra loro e non esisteva la proprietà privata. Zeus e i suoi fratelli rovesciarono Crono e i Titani in una guerra. Gli uomini iniziarono a desiderare ricchezza, potere e schiavitù. Comparvero la guerra, la fame, il crimine e la miseria. L’Età dell’Oro finì e Zeus divenne il re supremo.

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